Le storie siamo noi – Edoardo Brugnatelli

Diario
di Edoardo Brugnatelli

 

Milano 12 marzo 2020

 

Mi sveglio e penso di essere in montagna. C’è un silenzio irreale, quello che di solito sento dal mio letto quando sono in vacanza in Sudtirolo in un paesino minuscolo immerso nella neve in inverno.
Ma non sono in vacanza, non sono in un paesino del Sudtirolo. Sono in una zona parecchio trafficata di Milano.
È il primo giorno di chiusura totale.
Penso subito alle persone che amo e che non ho vicino a me, confinato come sono in questa grande casa che è stata quella della mia infanzia e dove ancora vive mio babbo, anzianissimo.
Penso ad Alessia, la mia compagna, indomita e coraggiosa che vive a Bergamo coi suoi due figli e coi nostri due cani. Indomita perché ogni mattina si alza e fa il suo turno al triage dell’ospedale di Bergamo. Fa la parte amministrativa ma è immersa dentro a quel posto che oggi come oggi deve essere parecchio simile a un girone dantesco, dove alcuni uomini si ingegnano freneticamente a cercare di salvare moltissimi loro simili. Coraggiosa perché quel posto è la trincea più avanzata nella nostra lotta contro il virus e la trincea non è mai un posto sicuro.
Penso ai miei figli. Niky e Marco a Sesto San Giovanni con la loro mamma. Staranno giocando a Fifa? Marco lascerà vincere qualche volta Niky? Niky avrà fianlmente finito quel librone che stava leggendo? E Marco che si è messo a studiare l’ukulele a che punto è? Quanto si annoieranno? Quanto mi mancano.
Penso a mia figlia Anna, lontanissima, in Scozia a studiare. Spaventatissima un po’ per quello che sta succedendo qui e un po’ per quello che potrebbe succedere lì. Povera.
Difficile per un papà non abbracciare i proprio figli, difficile per un uomo non abbracciare la propria compagna.
Ma è difficile per tutti mi sa.
Un caffè, dello yoghurt e delle fragole. Oggi mi tratto bene. Mi son svegliato prestissimo e posso fare le cose con calma. Leggo facendo colazione. Leggo un romanzo assurdo il cui protagonista è un drago (proprio come quelli delle leggende) che vive solitario (anche lui!) nelle paludi della Louisiana. Beve Vodka, si ammazza di serie TV e se ne sta acquattato a farsi gli affari suoi. L’ultimo drago della storia dei draghi. Una storia divertente. Ne succedono di tutti i colori.
Accendo il PC, non sto a guardare le notizie, tanto so che oggi mi arriveranno addosso da tutte le parti.
Comincio a leggere le mail. Oggi ho 4 call di lavoro su skype con colleghi e amici che vivono in UK e in USA. È strano parlare con loro. Loro sono colpiti da quello che sta succedendo qui ma io non riesco ad essere sereno quando parlo con loro e cerco di far capir loro che sono IO a essere preoccupato per loro e per i loro paesi che ancora non hanno capito cosa sta succedendo.
Tra una call e l’altra guardo fuori dalla finestra, le strade deserte, gli alberi nel pieno della fioritura, le poche persone che camminano veloci. Non si sente parlare.
Siamo tutti in casa. Siamo tutti isolati e – incredibilmente – siamo tutti più insieme che mai.

 

Milano 15 marzo 2020

 

È da una settimana che sto qui chiuso e, col passare del tempo, mi sono accorto di alcune cose parecchio comuni, cui avevo dato scarsissima importanza in passato, e che mi piacerebbe fare (mentre ora non è possibile).
Provo a fare un elenco minimo:

Un viaggio in metropolitana o sul tram, tutti accalcati
Prendere un caffè in un bar, la mattina, insieme a un sacco di altra gente
Passeggiare in corso Vercelli un pomeriggio di sabato primaverile
Entrare in un negozio di cartoleria per prendere i miei soliti temperamatite
Bighellonare per uno store di Tiger, facendomi ogni volta convincere a comprare dei nuovi quaderni (ormai ne ho un milione)
Salire in ascensore con altri
Darmi pacche sulle spalle coi colleghi

Naturalmente mi mancano un sacco i contatti, gli abbracci ai miei figli e alla mia compagna, la semplice stretta di mano, il starsi vicini anche solo per una riunione di lavoro, in mensa.
Mi manca il casino dello stadio, coi ragazzi, a seguire i disastri dell’Inter.
Eccetera eccetera eccetera